La sinistra e qualche “amico” all’estero tifano perché l’Italia traballi

Per giustificare i disordini avvenuti a Milano e in altre città, sabato e domenica scorsi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha parlato di guerra ibrida fomentata dai social network.

Gli hanno fatto Eco non pochi giornalisti, politici, sociologi, psicologi, intellettuali, maestri di pensiero vario e persino il capo dello Stato, Sergio Mattarella, il quale però ha tenuto a precisare che i giovani scesi in piazza devono essere ascoltati.

Invito condivisibile purché si tratti di giovani che abbiano qualcosa da chiedere e non siano dei teppisti o delinquenti in erba come quelli che hanno messo a ferro e fuoco il centro di Milano.

Il Presidente della Repubblica ha esortato «a non guardare ai giovani con indifferenza o meschina sottovalutazione» perché rappresentano «una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società».

Mattarella ha così posto l’accento su un tema cruciale per ogni nazione che guardi al futuro: la formazione della propria gioventù.

Proprio per questo è importante assicurare ai giovani una crescita equilibrata e quando questa è minacciata (da qualsiasi genere di devianza) occorre porvi rimedio.

Con pochi assestati scapaccioni, quando erano necessari, milioni di italiani sono diventati uomini e probi cittadini.

Intere generazioni sono cresciute – molto bene cresciute, va sottolineato – avendo grande rispetto per l’autorità dei genitori, degli insegnanti, del medico, dei superiori nel lavoro e persino del prete.

Con la contestazione studentesca del Sessantotto l’autorità è diventata sinonimo di autoritarismo ed è evaporata.

Gli autori della devastazione di sabato 17 Ottobre sono, in parte, i nipoti di quei contestatori che, il 7 Dicembre 1968 alla Prima della Scala, gettavano uova, cachi e vernice rossa contro il pubblico in abito da sera, smoking e pellicce.

Così, da allora, giorno dopo giorno, il “laissez faire” (ma, sì, lascia fare, tutto s’aggiusta) ha prevalso sul senso di disciplina, sul valore del sacrificio, sul principio di onestà, sull’impegno in un virtuoso lavoro e s’è inneggiato al denaro facile, all’apparenza, all’immagine, aspirando di diventare, come sublime obiettivo, influencer.

Le conquiste tecnologiche hanno ulteriormente allontanato molti della generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) dalla vita reale spingendoli verso quella fluida.

Secondo i rapporti di Ipsos, società multinazionale di ricerche di mercato, una parte significativa di “Gen Z” vive tensioni sociali e incertezze lavorative, con un forte uso dei social per la propria identità e un rapporto complesso con il risparmio e l’educazione finanziaria.

La maggior parte dei 270 giovani fermati dalle Forze dell’ordine per i disordini a Milano hanno saccheggiato e rubato mostrando d’avere ben altro che un rapporto complesso con il risparmio.

La domanda è: dato per scontato che la Gen Z appare la più idonea ad essere strumentalizzata chi ha interesse a servirsene?

Nella guerra ibrida evocata dal ministro Crosetto appaiono, come attori principali, Cina e Russia; ma non è che a queste si debbano accompagnare anche Inghilterra, Francia e Germania?

A tutti e tre i Paesi (con l’aggiunta della Spagna), segnati da una profonda crisi, potrebbe non dispiacere registrare qualche guaio anche per l’Italia. In passato abbiamo già toccato con mano l'”amicizia” dei cugini francesi, la “generosità” degli inglesi e la “stima” dei tedeschi. La stabilità del governo Meloni dà fastidio ai sinistri nostrani (e ci può stare, visto che sono all’opposizione), ma un pochino di malessere lo crea certamente anche oltre confine. Dunque…

Tornando alle motivazioni dei disordini a Milano, abbiamo trovato pertinente e di grande aiuto per comprenderli un passo dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV.

«I contenuti che circolano negli ambienti digitali», dice il Papa, «influenzano il modo in cui le persone percepiscono il mondo e introducono nella coscienza comune immagini e racconti che orientano i desideri e influenzano le scelte quotidiane.

Non è un mondo parallelo o puramente virtuale, perché ciò che nasce in rete entra ormai a far parte della vita delle persone soprattutto dei più giovani.

Per questo, chi controlla le piattaforme digitali e i mezzi di comunicazione possiede una notevole capacità di incidere sull’immaginario collettivo e di proporre come desiderabile una certa visione della realtà.

È un potere che chiede di essere continuamente illuminato dalla ricerca della verità e dal rispetto della dignità umana, perché la cultura che si genera nella rete non diventi strumento di eccessiva distrazione, di omologazione e di dominio, ma spazio in cui possono maturare libertà interiore e pensiero critico». A buon intenditor poche parole.

didascalia: immagine da IA

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